CONDITION THREE

E’ la modalità di porto più sconsigliata in assoluto: il munizionamento è presente soltanto nel caricatore inserito nell’arma ed è assente il colpo in camera di cartuccia. Chi porta la pistola nella fondina in siffatta maniera, lo fa soprattutto perché è timoroso della propria abilità nel maneggio dell’arma e teme la partenza accidentale di un colpo, oppure perché è così diretto dall’Amministrazione Pubblica cui appartiene. Che questa non sia una buona idea, lo dimostrano i numerosi fatti di sangue che hanno visto numerosi operatori quali vittime di scontri a fuoco, per i quali non erano né pronti, né preparati. Se la pistola è dotata di cane esterno, questo è abbattuto.

La circostanza peggiore che può manifestarsi in questa modalità di porto, è l’inserimento della sicura manuale (a volte con il contestuale armamento del cane): ciò impedirà che l’arma sia pronta per essere utilizzata a fuoco, dopo che l’operatore avrà inserito il fatidico colpo in canna, oppure che l’operatore non riesca a scarrellare la pistola, nel caso in cui la sicura blocchi il movimento retrogrado del carrello. Inoltre, molto di ciò che non dovrebbe normalmente accadere, puntualmente accade nelle occasioni più delicate, soprattutto a causa dell’eccitazione e la concitazione prodotte dall’adrenalina: inserire il colpo in canna costituisce un’operazione semplice, ma il Signor Murphy è sempre lì, pronto a infierire! Che cosa potrebbe andar storto? Vediamo. Innanzitutto, la cartuccia “di testa” nel caricatore potrebbe non andare in camera di cartuccia. Ciò potrebbe verificarsi a causa di un caricatore non completamente in sede, un’esitazione o una contrazione durante lo scarrellamento, oppure l’atto di scarrellare con cauta attenzione al rumore così prodotto, accompagnando lentamente il carrello fino a chiudere l’azione.

A volte queste azioni producono un inceppamento dell’arma, il più delle volte dovuto all’impuntamento del proiettile contro la rampa della culatta. Inoltre, lo scarrellamento della pistola richiede l’uso di entrambe le mani, che l’operatore impegnato nel contesto tattico potrebbe non avere a disposizione immediata. Il ferimento del braccio di supporto, oppure - peggio ancora! - della mano di supporto, rendono estremamente difficoltosa la predetta operazione. Il ferimento del braccio o della mano forte rendono l’operazione quasi impossibile e sicuramente lentissima: nel contesto tattico-operativo questi lassi di tempo possono benissimo tradursi in una condanna a morte! In ultima analisi, l’operatore potrebbe essere impegnato nell’utilizzo di entrambe le mani (salire per una scaletta verticale, essere nel mezzo di un confronto passato alle “vie di fatto”, ecc.), quando gli si presenta la necessità di dover estrarre l’arma e far fuoco. Chiaramente, ciò non sarebbe possibile, anche tenendo presente il fattore “tempo” che influenza sempre il risultato finale di uno scontro armato.

Oltre che queste tipologie di porto operativo (anche se la Condition Three di operativo ha ben poco!), vi sono altre tre condizioni in cui l’arma corta può venirsi a trovare e che la Disciplina del Tiro Dinamico Operativo® riconosce, in quanto costituiscono attento oggetto di analisi nella programmazione del maneggio di sicurezza delle armi da fuoco nelle tattiche operative, ma anche durante l’addestramento e la movimentazione delle medesime nelle strutture di tiro.

Condition Three
Condition Three

Al momento, la Glock è l'unica pistola semiautomatica che mostra la lampante differenza tra la Condition Two e la Condition Three: in quest'ultima, infatti, la mancanza del colpo in canna si denota immediatamente dalla posizione arretrata del grilletto, segno che il congegno di scatto è stato azionato e il percussore ha incontrato la camera di cartuccia vuota.

CONCLUSIONI

Abbiamo passato in rassegna le tre condizioni di porto operativo tradizionali. Prossimamente vedremo quali sono le tre condizioni (o stati) in cui l’arma corta potrebbe venire a trovarsi, in sede addestrativa oppure operativa.

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